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Home Page > News > L'onicofagia: i suoi aspetti ed il suo trattamento (prima parte)

L'onicofagia: i suoi aspetti ed il suo trattamento (prima parte)

13/6/2008

 

Perché nasce l’onicofagia?

Il termine tecnico "onicofagia" deriva dal greco “onyx”, unghia e “phagein”, mangiare. L'abitudine di mangiarsi le unghie è davvero molto diffusa, e chi ne è vittima spesso non riesce a smettere nemmeno con tutta la sua determinazione.

Ma peché nasce l’onicofagia? Le teorie più utilizzate per cercare di dare una spiegazione all’insorgere dell’onicofagia sono le seguenti.

Stress e ansia

La classica immagine di un onicofagico rappresenta una persona in preda all’ansia, alla preoccupazione o al nervosismo che scarica la tensione mordendosi unghie e pellicine; l’onicofagia, in questi casi, dona un senso di sollievo e di piacere momentanei, perché contribuisce a scaricare la carica emotiva.

Nel bambino tale abitudine insorge quando è circondato da incomprensioni, litigi, eccessive aspettative, oppure quando nasce un fratellino e teme di perdere l'attenzione dei genitori. Il problema, però, può anche e solo essere determinato da un carattere ansioso che porta il bambino a sentirsi più tranquillo attraverso il gesto del portare le mani alla bocca.

Ciò che sappiamo è che sicuramente l’attività può diventare più frequente nei periodi di stress e nervosismo, anche se non è da trascurare quest’altro aspetto del fenomeno: spesso è il vizio stesso che causa un senso di ansia e di stress, perché è la prova tangibile che non riusciamo a fargli fronte, sebbene il suo effetto sulle nostre mani ci causi un così grande disagio. Coloro che si liberano dall’onicofagia possono testimoniare il piacere e il sollievo di non dover più avere a che fare con un vizio così pressante e “scomodo”.

Autolesionismo

Molti psicologi individuano nel rosicchiare un'espressione di aggressività. Molti soggetti timidi e remissivi esprimono la loro aggressività rivolgendola verso sé stessi piuttosto che all'esterno: si tratterebbe quindi di una forma di autolesionismo.

Imitazione dei genitori

Molti bambini semplicemente imparano a mordicchiarsi le unghie perché imitano l’esempio dei genitori, senza alcun’altra motivazione psicologica più profonda.

Noia

Sicuramente è estremamente difficile per l’onicofagico stare fermo e calmo quando non ha nulla da fare, senza sentire il bisogno di coinvolgere le proprie mani in qualche modo… in ogni caso non è certo la noia in sé a causare l’inizio di questa brutta abitudine: coloro che non hanno mai avuto a che fare con l’onicofagia non iniziano a rosicchiarsi le unghie solo perché in preda alla noia.

Piuttosto, diciamo che la noia contribuisce ad accentuare un’abitudine già esistente o a fornire all’onicofagico un’ulteriore occasione per dedicarsi alla sua attività.

Dal punto di vista psicologico, il consiglio è sempre stato quello di risalire alle cause e, focalizzando il problema scatenante, risolverla. Ogni caso è a sé, ed ognuno potrà cercare di trovare la vera ragione del proprio vizio.

Tuttavia, il punto è che spesso una ragione vera e propria non la si trova. Altre volte la causa dell’onicofagia risale all’età infantile e il comportamento è semplicemente persistito nel tempo, cosicché ormai non ha più attinenza con la causa che l’ha generata. Dobbiamo anche riconoscere che, spesso, l’onicofagia consiste semplicemente in una cattiva abitudine.

 

Quando l’onicofagico entra in azione?

In tutte le situazioni in cui le mani sono occupate (durante lo sport, mentre si guida o si digita al computer…), raramente l’onicofagico entrerà in azione, e lo stesso in situazioni di tensione particolarmente violenta ed estrema.

Accanto all’opinione comune che vuole l’onicofagia essere tipica dei momenti di stress e di ansia, certamente veritiera, è curioso constatare che spessissimo è vero anche l’opposto: gli onicofagici agiscono specialmente durante momenti fermi, di non azione, dove è la loro mente a voler essere esercitata. Spesso mentre guarda la TV, mentre si trova in treno o in macchina, durante eventi lunghi e e noiosi, o mentre rimane in attesa al telefono… l’onicofagico agisce preferibilmente quando è solo, assorto nei propri pensieri, annoiato, o semplicemente quando sente il bisogno di fare qualcosa con le proprie mani.

 

Analizziamo il fenomeno: in che cosa consiste?

Si può considerare il “mangiare le unghie” un processo, nel quale è possibile individuare due fasi o passaggi ben distinti:

1° fase: la tipica azione preminare al “mangiarsi le unghie” vero e proprio, è costituita dalla cosiddetta “ispezione”: si osservano dettagliatamente le unghie e la pelle circostante alla ricerca di ogni possibile irregolarità da eliminare… ogni piccolo difetto sull’unghia o sulla pelle che la circonda, porta il soggetto a tirarla e mordicchiarla con lo scopo di “fare pulizia” nella parte interessata, e di renderla più liscia e regolare… La fase dell’ispezione può avvenire sia attraverso un minuzioso controllo visivo, sia attraverso il tatto: non è raro notare nelle persone onicofagiche l’abitudine di passare i polpastrelli delle dita sulle unghie e sulla pelle circostante, sempre alla ricerca di qualche difetto da appianare…

2° fase: successivamente si dà il via all’azione vera e propria del rosicchiamento. Molto spesso però, come sappiamo, quest’azione non è esclusivamente indirizzata alla lamina dell’unghia; tutto ciò che si trova all’estremità delle dita può essere oggetto di interesse per l’onicofagico: cuticola, perionichio (la pelle che circonda l’unghia sia prossimalmente, che lateralmente), iponichio (la porzione di pelle più chiara che si trova sotto alla lamina, nel punto in cui l’unghia si stacca dal letto), e a volte anche l’intero dito può essere coinvolto, a seconda che si tratti di una forma leggera o acuta di onicofagia.

 

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